sopra glaciali, candide distese
Nessuno vi ha parlato,
ma forse lo sapete,
sono arrivate voci
che confuse dicevano,
nessuno vi ha parlato
di quel piccolo uomo
che il suo peso trascina
su strade sempre uguali.
A volte quando è chiara
la notte e sembra dolce
per ognuno che vive,
e il mormorare calmo
della riva lontana
canta parole antiche
di volti ritrovati,
sul ponte dei ricordi
poggia la sua stanchezza
e fantasie estenuate.
Alza la testa e guarda,
fissa i disegni strani
che quella luce bianca
forma sull’acqua scura;
e nell’ultima scena
per lui ci sarà un dio
che con braccia di vento
e preghiere di sale
il suo vestito d’ombra
inerme accoglierà.
© Pietro Sassi
“E’ il momento d’andare”,
non taceva la voce,
come suono attutito
di fragori sospesi.
E l’ultimo disegno
sopra i vetri appannati
a comporre le tracce
del turbine impazzito;
pesava sulle cose
un silenzio irreale,
l’ottusa pace bianca
a celare il segreto.
Mostruosa meraviglia,
disvelato terrore,
avrebbe fatto a pezzi
l’inutile sequenza
il grido liberato.
“Ora è tempo d’andare.”
Sentire oltre l’abbaglio
che finiva l’inganno
e un altro ne nasceva.
© Pietro Sassi

Tra poco sarà tempo
di foglie morte.
Le foglie morte…
Quello sarà il mio tempo,
il tempo che s’addice
a un lento addio.
Quando l’ultima foglia
si staccherà e cadrà
leggera a terra,
nel muto e fermo istante
che dissolve ogni pena,
non penserò più a te…
© Pietro Sassi

© Pietro Sassi

© Pietro Sassi