sopra glaciali, candide distese
E poi nulla di te,
come di cieli aperti
sanno i miei sguardi bassi,
eppure tu ci sei
oltre il freddo dei ferri,
oltre impronte sfocate
di un immobile scatto;
eppure sopra di me
continuano a girare,
lentamente a ruotare
implacabili spazi
di silente purezza.
© Pietro Sassi
Saranno chiari gli occhi 
forse un giorno,
saranno del colore
di quel cielo riemerso
in un lampo improvviso
di fulgido mattino,
tra le schiere ormai in fuga
di grigie e fredde spire.
Saranno come allora
ebbre armonie trionfanti
nel vergine respiro
di un’attonita ansia,
la fame irreprimibile
di corpi e di parole:
templi imponenti e tetri
la piena travolgeva.
Saranno chiari gli occhi
forse un giorno,
quando, prisma di luce
scagliato nell’abisso
dal ventre della notte,
il mistero del tempo
si chiuderà nel cerchio
della vita inviolata.
© Pietro Sassi


Il cielo
Mi diceva: “Guarda...”,
mi diceva: “Il cielo...”,
non so dove il ricordo
si confonda ad un sogno,
eppure c’è qualcosa
che brilla come un vetro
colpito d’improvviso
da un raggio solitario.
E’ notte ed è tremendo
questo silenzio rotto
dalla pioggia autunnale,
l’azzurro di quel cielo!
Ma dov’era? Non so...
Mi diceva: “Guarda...”,
mi diceva: “Il cielo...”
© Pietro Sassi