sopra glaciali, candide distese
Gacela del amor imprevisto 
Nadie comprendìa el perfume
de la oscura magnolia de tu vientre.
Nadie sabìa que martirizabas
un colibrì de amor entre los dientes.
Mil caballitos persas se dormìan
en la plaza con luna de tu frente,
mientras que yo enlazaba cuatro noches
tu cintura, enemiga de la nieve.
Entre yeso y jazmines, tu mirada
era un pàlido ramo de simientes.
Yo busqué, para darte, por mi pecho
las letras de marfil que dicen siempre,
siempre, siempre: jardìn de mi agonìa,
tu cuerpo fugitivo para siempre,
la sangre de tus venas en mi boca,
tu boca ya sin luz para mi muerte.
***
Gazzella dell'amore imprevisto
Nessuno capiva il profumo
dell'oscura magnolia del tuo ventre.
Nessuno sapeva che martirizzavi
un colibrì d'amore fra i tuoi denti.
Mille cavallini persiani dormivano
sulla piazza con la luna della tua fronte,
mentre per quattro notti io stringevo
la tua vita, nemica della neve.
Fra gesso e gelsomini, il tuo sguardo
era un pallido ramo di sementi.
Cercai, per darti, nel mio cuore
le lettere d'avorio che dicono sempre,
sempre, sempre: giardino della mia agonia,
il tuo corpo fuggitivo per sempre,
il sangue delle tue vene nella mia bocca,
la tua bocca senza luce per la mia morte.
Federico Garcìa Lorca (Divàn del Tamarit, 1936)
Idolo
E’ come un corpo nudo
disteso sulla terra
con la forza sicura,
impudica e innocente
di un giovane silenzio,
con il respiro caldo
e l’odore insolente,
sincero della vita.
E’ quest’aria violenta
che avvolge e sulla pelle
divampa e mi trascina
nell’abisso del tempo,
è l’inespresso strazio
di un assoluto senso,
di voce che non tace
nel pulsante sconcerto
d’un grumo urlante e cieco.
Scendono fredde ali
da lontani silenzi,
coprono lentamente
idoli sanguinanti.
© Pietro Sassi
