sopra glaciali, candide distese
Saranno chiari gli occhi 
forse un giorno,
saranno del colore
di quel cielo riemerso
in un lampo improvviso
di fulgido mattino,
tra le schiere ormai in fuga
di grigie e fredde spire.
Saranno come allora
ebbre armonie trionfanti
nel vergine respiro
di un’attonita ansia,
la fame irreprimibile
di corpi e di parole:
templi imponenti e tetri
la piena travolgeva.
Saranno chiari gli occhi
forse un giorno,
quando, prisma di luce
scagliato nell’abisso
dal ventre della notte,
il mistero del tempo
si chiuderà nel cerchio
della vita inviolata.
© Pietro Sassi

Idolo
E’ come un corpo nudo
disteso sulla terra
con la forza sicura,
impudica e innocente
di un giovane silenzio,
con il respiro caldo
e l’odore insolente,
sincero della vita.
E’ quest’aria violenta
che avvolge e sulla pelle
divampa e mi trascina
nell’abisso del tempo,
è l’inespresso strazio
di un assoluto senso,
di voce che non tace
nel pulsante sconcerto
d’un grumo urlante e cieco.
Scendono fredde ali
da lontani silenzi,
coprono lentamente
idoli sanguinanti.
© Pietro Sassi

Brama
E’ la mia rabbia
che esplode
ad ogni istante,
come bestia feroce
senza scampo
sente l’odore
delle membra tese,
occhi sbarrati
dietro muri d’ombra.
Da nascosti recessi
assalta e strappa,
caldi sussulti
lacera e dilania,
folle s’immerge
nel selvaggio orgasmo,
s’inebria e sazia
la furiosa brama.
Incendia di vermiglia
luce i lamenti riarsi,
pavidi versi disseccati
da emaciati corpi.
E’ il mio dolore,
misero e infecondo,
tutto il mio amore:
ferma, gelida attesa
disciolta goccia a goccia
nella terra.
© Pietro Sassi